Le donne hanno insegnato e insegnano molto nello sport (e non solo in ambito psicologico) e questo articolo è un mio piccolo ringraziamento a ciò che bambine, ragazze e donne mi hanno insegnato in questi anni.
Ogni ricercatore in ambito sportivo che ha analizza le differenze di genere del suo campione di partecipanti, si confronta quasi sempre anche con l’interpretazione di un risultato positivo e statisticamente significativo. Ma cosa significa?
1. Motivazione: le bambine e le ragazze vogliono di più!
Non basta trasmettere regole o tecniche: per coinvolgerle davvero, occorre accendere curiosità, interesse e fiducia, trasformando lo sport in un’esperienza stimolante, significativa e divertente.
Per anni mi sono dedicata a studiare la motivazione alla pratica sportiva tra pre-adolescenti (11‑13 anni) e adolescenti (14‑18 anni), una fase in cui, come mostrano molti studi, la partecipazione femminile tende a calare drasticamente (Nicolosi et al., 2021; Nicolosi et al., 2024). La motivazione dei ragazzi e delle ragazze non è la stessa: fattori come autostima, percezione del corpo, stereotipi di genere, modelli familiari e sostegno dei genitori giocano un ruolo fondamentale (Fathirezaie et al., 2024; Barbosa Cano et al., 2025; Murray et al., 2022; Jaakkola et al., 2016).
In oltre cinque anni di ricerca, intervistando circa 6.000 adolescenti siciliani, ho potuto osservare come i ragazzi mantengano costanza nella pratica sportiva, mentre le ragazze tendano ad abbandonare soprattutto a partire dai 16 anni (Nicolosi et al., 2021; Nicolosi et al., 2024). Questo fenomeno mostra che, per le ragazze, insegnare uno sport o proporre un’attività non basta: la vera sfida è creare un’esperienza significativa e motivante.
Dalla mia esperienza in progetti scolastici emergono quattro elementi chiave:
- Autonomia e scelta:poter decidere tipo di attività, ritmo o squadra aumenta il senso di controllo e la motivazione.
- Varietà e divertimento:le attività devono essere stimolanti, collegate a interessi personali e interdisciplinari, e percepite come piacevoli e significative.
- Fiducia nelle proprie capacità:sentirsi competenti rende le sfide nuove meno intimidatorie e più motivanti.
- Ambiente sicuro e relazioni positive:poter sperimentare e sbagliare senza paura di giudizi, insieme a sostegno di allenatori, insegnanti e compagne, favorisce l’apprendimento e rafforza la motivazione intrinseca.
Un esempio concreto? Nei progetti scolastici abbiamo unito attività fisica e stimolazione cognitiva: giochi motori con indovinelli, tangram, rompicapi, operazioni da eseguire saltando su una “calcolatrice gigante” (Nicolosi e Ancona, 2020; Nicolosi, 2020). Nella scuola primaria, abbiamo applicato metodi interdisciplinari che integrano l’educazione fisica con altre materie, anticipando già l’interesse verso lo sport e il movimento (Nicolosi, 2018; Nicolosi et al., 2016, 2017).
In sintesi, motivare le ragazze adolescenti allo sport significa offrire loro scelta, stimoli, fiducia e sicurezza, trasformando l’attività fisica in un’esperienza coinvolgente, divertente e significativa.
Se vuoi approfondire questo aspetto ho scritto un articolo qui: https://www.istitutopsicoterapie.com/la-cre-attivita-sviluppare-pensiero-divergente-attraverso-leducazione-motoria/?fbclid=IwY2xjawQbcK9leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeATBR-9NLC2sf8JyqPFypOdMW5IsuScmlzYbADP6B56X9CQf2BIlKkur2KLs_aem_sn06gB_lRzXljMkW2j8jnQ
2. La resilienza non è un tratto fisso: è un processo dinamico
Lo sport femminile mostra che la resilienza non è “durezza mentale”, ma un sistema di adattamento psicologico complesso. La ricerca recente descrive la resilienza delle atlete come un processo adattivo che cambia nel corso della carriera e dipende da fattori personali e sociali.
Uno studio su atleti élite mostra che la resilienza è legata a:
- comportamenti di salute
- benessere psicologico
- performance sportiva.
Una meta-analisi del 2025 su 39 studi e oltre 6.000 atlete conferma che la resilienza deriva da fattori individuali e ambientali (livello competitivo, supporto sociale, contesto sportivo) (Chrétien, A. et al., 2024; Gezer, 2025).
3. Identità sportiva e fiducia sono centrali nella gestione dello stress
La letteratura più recente indica che la performance psicologica delle atlete dipende molto dalla costruzione dell’identità sportiva e dalla fiducia nel proprio senso di competenza.
Uno studio pubblicato nel 2026 mostra che:
- l’identità atletica predice la capacità di gestire lo stress competitivo
- la sport confidence media il rapporto tra identità e mental toughness. (Gezer & Korucuk, 2026)
In pratica, sentirsi davvero “atleta” aumenta fiducia, resilienza e adattamento allo stress competitivo.
4. Il benessere psicologico è parte della performance
Le atlete chi dimostrano che la performance non richiede eliminare le emozioni, ma imparare a gestirle.
Le ricerche recenti mostrano che competenze come flessibilità psicologica e gestione delle emozioni sono cruciali per il rendimento.
Uno studio su atleti ha trovato che la psychological flexibility (capacità di accettare pensieri ed emozioni difficili e continuare ad agire secondo i propri valori) è associata a:
- maggiore benessere mentale
- migliore recupero psicologico
- minore stress e depressione.
Questo è particolarmente importante perché le atlete riportano livelli più elevati di stress psicologico rispetto ai colleghi maschi.
5. Il contesto sociale (allenatori e squadra) influenza la mente dell’atleta
La psicologia dello sport recente insiste sul ruolo dell’ambiente. Le squadre femminili sono spesso studiate come esempi di ambienti sportivi cooperativi e psicologicamente sicuri.
Uno studio del 2026 ha mostrato che il modo in cui gli allenatori interagiscono con gli atleti influenza la performance attraverso tre mediatori psicologici:
- self-efficacy
- resilienza
- sicurezza psicologica nel gruppo
In altre parole, la performance non dipende solo dall’individuo ma dal clima psicologico della squadra (Sakall et al. 2026).
6. Lo sport femminile come laboratorio di salute mentale
Una revisione del 2021 mostra che le giovani atlete affrontano sfide psicologiche specifiche:
- pressione sull’immagine corporea
- rischio di disturbi alimentari
- internalizzazione dello stress (McManama O’Brien et al., 2021)
Studiare queste dinamiche ha portato la psicologia dello sport a sviluppare interventi più completi per salute mentale e performance.
Lo sport femminile sta trasformando la psicologia dello sport: non mostra solo come si vince, ma come si costruisce una mente capace di adattarsi allo stress, alle aspettative sociali e alla pressione della competizione.
© Dott.ssa Simona Nicolosi
Bibliografia
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